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PIACENZA- Accolto il ricorso all’Aja di un piacentino il cui padre venne fucilato 66 anni fa dai partigiani.

Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della corte internazionale dell’Aia ha aperto un fascicolo che riporta l’ipotesi di reato di genocidio.

Il promotore è l’architetto piacentino Giuseppe Tiramani che, attraverso la consulenza del suo legale Michele Morenghi.

Racconta il Figlio: “Mio padre fu prelevato nei pressi di casa sua a Rustigazzo nel piacentino nel luglio del ’44 da un gruppo partigiano della brigata Stella Rossa – spiega Tiramani – fu processato e condannato a morte senza un giudice, senza un comandante partigiano e senza una sentenza a verbale. Fu fucilato poche ore dopo nei pressi del Monte Moria. Mia madre lo trovo’ crivellato di colpi. Ho già perdonato tutti coloro che uccisero mio padre, che abitavano nel mio paese e li ho conosciuti personalmente dopo la guerra. Chiedo sia fatta giustizia per il suo caso e per tutti gli altri combattenti della repubblica sociale uccisi in quegli anni nel piacentino”.

Il padre di Giuseppe Tiramani, si chiamava Lodovico Tiramani, era un milite scelto della Guardia nazionale repubblicana. Durante la guerra civile fu catturato dai partigiani e scambiato con altri prigionieri, tornato in libertà rientrò nelle file della Rsi e di nuovo cadde prigioniero ma questa volta, finì davanti ad un plotone d’esecuzione. Quando fu ucciso aveva 33 anni.

tratto da: www.xflottigliamas.forumfree.it

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