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Il 26 Febbraio 1944, la provincia di Rieti venne sconvolta dall’uccisione del Commissario del Capo della Provincia in Leonessa Francesco Pietramico, reggente il locale Fascio Repubblicano. Uccisione avvenuta per opera di partigiani mai correttamente identificati. Quello di Pietramico fu il primo omicidio politico registrato nella provincia e rappresentò il “salto di qualità” della guerriglia nella sua lotta contro la Repubblica Sociale Italiana. Fino ad allora, infatti, il movimento partigiano non aveva destato particolari preoccupazioni, anche se dopo lo sbarco angloamericano a Nettunia (22 Gennaio 1944), in tutta la provincia si era assistito al crescere delle azioni dei ribelli (soprattutto “prelievi proletari”). Tuttavia, nulla faceva pensare al dramma. Così, quando a Rieti si sparse la notizia dell’uccisione di Francesco Pietramico, molti rimasero basiti davanti a tale evento, primo fra tutti il Capo della Provincia Ermanno Di Marsciano che conosceva e stimava il fascista leonessano.
Il Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti, in occasione del settantennale della morte di Francesco Pietramico, recandosi sui luoghi dei fatti, ha ufficialmente chiesto al Sindaco di Leonessa di poter erigere una croce in memoria del caduto in località Fuscello, ove il Commissario del Capo della Provincia venne catturato prima di essere sommariamente passato per le armi.
«A 70 anni da questa uccisione – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Responsabile culturale del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti – è doveroso ripensare a quanto avvenuto a Leonessa quel 26 Febbraio 1944. Per decenni la figura di Francesco Pietramico è stata diffamata per solo odio politico. I documenti in nostro possesso e una più corretta analisi degli eventi che portarono a quell’uccisione dimostrano che il Commissario del Capo della Provincia in
Leonessa non si era macchiato di nessun crimine, ma venne fucilato solo perché fascista o, meglio, perché aveva combattuto la borsa nera e i “mercati clandestini” che fiorivano sull’altipiano. Alla luce di tutto ciò abbiamo chiesto la sua riabilitazione. Una riabilitazione necessaria a 70 anni da quel drammatico evento, in vista di una definitiva pacificazione nazionale, ove l’odio politico non abbia più tribuna. Ancor oggi, infatti, di questa “legittima azione di guerra” nessuno conosce i particolari; chi fu a sparare; perché venne ucciso Francesco Pietramico e, soprattutto, chi furono i mandanti della spedizione punitiva. Chi partecipò all’imboscata? Perché i vari racconti si contraddicono a vicenda? Che ruolo ebbe l’enigmatico partigiano Volfango Costa? Sono domande a cui dobbiamo dare una risposta, non solo per ricostruire la realtà storica dell’evento, ma anche per il profondo rispetto che abbiamo per i caduti per la Patria. Una cosa deve essere sottolineata, all’epoca tutti condannarono l’uccisione di Francesco Pietramico e lo stesso Don Concezio Chiaretti fu il primo ad accorrere sul luogo del triste evento, inginocchiandosi a pregare sulla salma senza vita del Commissario del Capo della Provincia. Quel 26 Febbraio 1944 iniziava così la lotta armata contro la RSI. Una lotta che porterà, inevitabilmente, alle stragi germaniche della Primavera 1944».

Ufficio Stampa
Comitato Pro 70° Anniversario
della RSI in Provincia di Rieti

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