L'Impresa del Regio Somergibile Perla

70-anniversario-logoho-fede-in-un-idea

 

70° Anniversario della morte di Carlo Alberto Biggini.

“LA RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE”
L’UOMO IL PROFESSORE IL POLITICO

 

Scopri di più >

 

manifesto

 1Carlo Alberto Biggini, dal Diario 1943

 

Scopri di più >

Rassegna stampa Convegno 70° Anniversario

 

Opinioni a confronto dopo il convegno tenutosi a Sarzana nei giorni scorsi

 

zcVYnplgPUwwuYBNy+me7oQpG16Y6i7YmGHApVyhyxU=--luciano_garibaldi

 

Un convegno dal titolo “Carlo Alberto Biggini. La rivoluzione costituzionale. L’uomo, il professore, il politico”, tenutosi nei giorni scorsi a Sarzana, fa discutere. Di Carlo Alberto Biggini abbiamo parlato spesso e il lettore è ben conscio di quale spessore abbia avuto questo professore e uomo delle Istituzioni, che fu Magnifico Rettore all’Università di Pisa e Ministro dell’Educazione Nazionale sia durante il Fascismo che nella Rsi. Secondo Giorgio Pagano, invece, si è “commemorato un gerarca fascista”: l’ex sindaco della Spezia si è anche sentito in diritto di accusare i relatori di aver “manipolato la storia”, definendo Biggini “corresponsabile degli eccidi nazifascisti”. Quanto a “manipolazione della storia” moltissimi ci sarebbe da argomentare, almeno bisognerebbe sottolineare come sia abitudine consolidata ormai da circa sette decenni, abitudine che appartiene – ed è un dato di fatto – non certo ai relatori del convegno in oggetto. A Pagano ha risposto lo storico e saggista Luciano Garibaldi, che sull’argomento ha pochi rivali. “Quali le pezze d’appoggio di Pagano per così gravi accuse?” si chiede Garibaldi nella lettera aperta inviata alla redazione del giornale. E continua: “Alcuni articoli del progetto di Costituzione della RSI redatto da Biggini su incarico di Benito Mussolini e peraltro mai realizzatosi. Da dove, l’illustre ex sindaco spezzino, ha tratto le informazioni? Dal mio libro «Mussolini e il Professore», pubblicato da Mursia nel 1983 e contenente il progetto di Costituzione della RSI, da me ritrovato dopo 40 anni. Si dà però il caso che il dottor Pagano abbia accuratamente evitato di citare ciò che scrissi per spiegare il perché di quegli articoli. Ovvero il capitolo che intitolai “Un virus nel sangue degli italiani». Gli rinfresco la memoria”, dice ancora. E così spiega che tre articoli del progetto di Costituzione di Biggini contenevano norme di discriminazione razziale, il 73, che prevedeva il divieto di matrimonio tra cittadini italiani e “sudditi di razza ebraica”, e una “speciale disciplina” per i matrimoni tra cittadini italiani “sudditi di altre razze o stranieri”. L’89, che stabiliva che la cittadinanza non avrebbe potuto essere acquisita da “appartenenti alla razza ebraica e a razze di colore”. Il 90, che precisava che tali sudditi avrebbero goduto dei diritti civili ma non di quelli politici: non avrebbero potuto “servire l’Italia in armi”, né svolgere attività “culturali ed economiche” che presentassero un interesse pubblico. E poi racconta all’ex sindaco di come Biggini fosse tutt’altro che antisemita: andò ad abitare in quattro stanze ammobiliate in un palazzo di proprietà di una famiglia israelita e impedì che i suoi beni venissero confiscati, in quella casa trovarono rifugio decine di ebrei e in un messaggio fatto pervenire al suo avvocato gli chiedeva di portare, quali suoi testimoni al processo che avrebbe dovuto subire in quanto ex ministro di Salò, proprio molti ebrei. E poi recrimina all’ex sindaco di aver dimenticato di parlare, piuttosto, della parte centrale del progetto costituzionale di Biggini, relativa al lavoro e ai mezzi per sopraffare la disoccupazione giovanile.
Ciò che vale la pena evidenziare è che quel processo a Biggini non si tenne mai. Carlo Alberto Biggini morì in circostanze misteriose, e dietro quella morte oscura si celano probabilmente tante verità che sono state sepolte insieme a lui. Ma su questo l’ex sindaco della Spezia non si è fatto molte domande, evidentemente.
Emma Moriconi

 

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/872155/Biggini–botta-e-risposta-tra.html

 

 

Apri la rassegna stampa del Convegno 70° Anniversario

Discorso "Agli Uomini di Scuola" 1943

Biggini-discorso-alla-scuola
Comizio di Biggini ad Asti in piazza S.Secondo

 

Importante discorso tenuto alla radio da S.E. Ministro dell’Educazione Nazionale Prof. C.A. Biggini “Agli Uomini di Scuola” 1943.

In questo discorso il Ministro immagina cosa potrà succedere alla scuola Italiana nei successivi decenni.

PROSEGUI

Biggini-discorso-alla-scuola-2

Biografia

biggini-rettore-home

- 9 Dicembre 1902 nasce a Sarzana

·  Luglio 1921 consegue la maturità classica al Liceo “Andrea Doria” di Genova

·  1926-27: collabora a “Pietre” l’ultima rivista antifascista d’Italia

·  1 maggio 1928: si iscrive al PNF

·  12 novembre 1928: si laurea in giurisprudenza a Genova con 110, lode e dignità di stampa

 CONTINUA

biggini-70

Biografia a cura di D. Veneruso

A cura di D. Veneruso – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 10 (1968) – Treccani

Nato a Sarzana il 9 dic. 1902 da Ugo e da Maria Accorsi, iniziò gli studi liceali presso il liceo Doria a Genova, interrompendoli per obblighi militari (1922-1924).

Nell’ottobre del 1920 aderì alle avanguardie giovanili del fascio di quella città, e nell’aprile 1925 diede la sua adesione al manifesto degli intellettuali fascisti. Ma quasi subito si distaccò dal fascismo militante, al quale non si riaccostò che verso il 1926-1927, quando già frequentava la facoltà di giurisprudenza dell’università di Genova, dove si laureò nel 1928. In sostanza, la partecipazione del B. alla lotta politica, almeno fino al 1927, avvenne sotto il segno delle posizioni gentiliane e della costante preoccupazione di conservare un contatto e di aprire un colloquio con le forze non allineate al fascismo in nome delle comuni tradizioni culturali.

CONTINUA

biggini-ministro-home

Blog - Ultimi articoli

da Il Giornale d’Italia

Nella posizione di “Stato e anti-Stato – dice Biggini – è racchiuso gran parte del travaglio storico della Rivoluzione delle Camicie Nere”

Insomma: “il Fascismo vuole restaurare o sovvertire lo Stato?”. È l’interrogativo sul quale ci siamo lasciati ieri. Un interrogativo che viene esaminato da Biggini, che si richiama ancora una volta a Mussolini. Vediamo: “Interrogativi – dice il ministro – che raccoglieva appunto Mussolini in Gerarchia, precisandoli: è ordine o disordine? Si può essere o non essere? Si può essere conservatori e sovversivi al tempo stesso? Come intende uscire il fascismo da circolo vizioso di questa sua paradossale contraddizione? E rispondeva: il Fascismo è già uscito da questa contraddizione perché la contraddizione che gli viene imputata non esiste, è semplicemente apparente, non sostanziale. E così rispondendo aveva  modo di precisare, per la prima volta, la concezione fascista dello Stato nel suo significato universale e rivoluzionario e nel suo aspetto particolare come Stato italiano. Quella concezione che avrà poi da Lui ampi profondi originali sviluppi in tutti i suoi scritti e discorsi e, in modo speciale, nella sua dottrina fascista”. Dice poi Biggini che per comprendere compiutamente il pensiero di Mussolini occorre chiarire questa posizione di “Stato e anti-Stato”, nella quale “è racchiuso gran parte del travaglio storico della Rivoluzione delle Camicie Nere”, e precisa che “senza tale intelligenza non è possibile avvicinarci alla realtà dello Stato fascista, alla concezione mussoliniana dello Stato”.

Credete a me, in un Paese normale questo straordinario personaggio che risponde al nome di Carlo Alberto Biggini, e pure lo stesso Mussolini, figurerebbero non solo tra i maggiori statisti, ma anche tra i grandi filosofi del Novecento. Il pensiero di costoro sarebbe oggetto di studio sin dalle scuole medie, volumi e volumi dedicati al loro pensiero campeggerebbero nelle biblioteche di ciascuno, rientrerebbero a pieno titolo tra i pensatori dell’epoca moderna. Ma la miopia storica è un male che porta frutti malsani, e la prova sta nell’ignoranza diffusa sul tema, nel pressapochismo che caratterizza il nostro tempo, nella superficialità e nella banalizzazione di cui il mondo attuale è vittima. Ecco perché dobbiamo sapere, e, sapendo, rispondere all’ignoranza e alla malafede con la consapevolezza e la buona fede. Viceversa significherebbe rinunciare all’eredità che questi uomini ci hanno consegnata insieme al loro sangue. Dunque leggiamo ancora insieme quanto ci ha consegnato Biggini, e facciamone buon uso: “Mussolini chiarendo tale antitesi – continua – apparente e non sostanziale, si poneva sul terreno della teoria generale dello Stato, portava un contributo originale ad uno dei più ardui problemi della scienza politica e giuridica. Senza entrare nelle controversie sul cosiddetto governo legittimo, sul diritto alla resistenza collettiva o alla rivoluzione, su l’origine e la giustificazione della sovranità, argomenti che non sono indifferenti, ma che includeremo da un punto di vista più profondo e sostanziale, è certo che la trasformazione fascista, dal vecchio al nuovo ordinamento dello Stato, è avvenuta rivoluzionariamente, anche se gradualmente, perché tale trasformazione ha investito l’ordinamento liberale democratico nel suo fondamento e nella sua struttura, ossia nei suoi principi e in molti dei suoi istituti costituzionali, perché tale trasformazione è congiunta alla vita e alla attività di organismi di fatto divenuti poi organismi di diritto, perché tutta una nuova concezione etico-storico-politica dello Stato è venuta affermandosi e traducendosi in forme giuridiche, perché, infine, tale trasformazione riposa sul principio della ‘rivoluzione continua’, che ha, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello giuridico, un particolare e rilevante significato da non potersi trascurare per la retta interpretazione e ricostruzione del sistema statale fascista”.

Politico e giuridico, dice Biggini. Due aspetti essenziali della Rivoluzione Fascista, imprescindibili se la si vuole comprendere senza paraocchi. E infatti a seguire parla dello Stato come animatore del diritto positivo: “Si usa dire – sono ancora parole di Biggini – che se un movimento politico, se una rivoluzione, riesce al suo scopo e dà vita ad un nuovo ordinamento statale, essendosi estinto l’ordinamento secondo le cui norme di poteva giudicare, manca un ordinamento positivo, dato che il nuovo ordinamento instauratori non può essere assunto per risolvere il problema, alla cui stregua valutare i fatti e gli atti nei quali si è realizzato il procedimento dell’instaurazione. Ma l’affermazione di Mussolini contiene implicitamente il concetto che il diritto è un elemento

Clicca per ingrandire

Clicca per ingrandire

così essenziale dello Stato, che l’uno non può concepirsi senza l’altro. Ecco perché, chiedendosi in questo scritto, che cosa è lo Stato, non lo soddisfa pienamente uno degli stessi postulati programmatici del Fascismo, in cui lo Stato veniva definito ‘come l’incarnazione giuridica della Nazione’. Lo Stato, soprattutto lo Stato moderno, è anche questo, ma non è soltanto questo”. Ora attenzione: “Questa affermazione – dice Biggini – importa che si debba riconoscere qualità ed efficacia di diritto al diritto positivo non solo quando l’instaurazione  del nuovo ordinamento è avvenuta con procedimento giuridico, ma anche quando ha avuto luogo con procedimento di fatto. Il diritto difatti può evolversi per via di successive estrinsecazioni, ma può anche formarsi originariamente, ossia scaturire da esigenze e da necessità sociali, prima non esistenti”.

(altro…)

il CESI – Centro Nazionale di Studi Politici ed Iniziative Culturali ha elaborato – in vista del referendum sulla riforma costituzionale che dovrebbe essere indetto nel prossimo mese di ottobre – l’allegato

  “Manifesto” del “Comitato Costituenti per il NO”.

 

La finalità di questo documento è di contestare questa pseudo-riforma e proporre invece l’indizione di un’Assemblea Costituente  per rendere tutti gli organismi dello Stato italiano più efficienti tramite un Presidente della Repubblica eletto dal popolo e un Parlamento realmente rappresentativo della realtà popolare espressa non solo tramite i partiti, ma anche tramite le categorie delle competenze scientifiche, tecniche, professionali, imprenditoriali, del lavoro e del volontariato.
Se lo condividete, Vi preghiamo di inoltrare questo comunicato e il Manifesto a quanti ritenete possibili, ulteriori aderenti sottoscrittori.

Clicca qui per scaricare il documento completo

da Il Giornale d’Italia

Carlo Alberto Biggini è come un ponte tra l’epoca passata e quella rispetto a lui futura, e per noi contemporanea

In quanto dice Biggini nell’anno XX, di cui abbiamo cominciato a parlare la scorsa settimana, possiamo trovare argomentazioni e riflessioni di intensità notevole. Si richiama, Biggini, a scritti e vicende di venti anni antecedenti  e punta l’attenzione su certi scritti e su certe parole di Mussolini, che ancora oggi costituiscono effettivamente una base di riflessione di rilevanza essenziale. Oggi, ancora, Biggini ci consente di comprendere assai precisamente molti aspetti di questo spicchio di storia, troppo spesso banalizzato nel corso degli ultimi settant’anni e poco più. Richiama tra l’altro, Biggini, quanto scrive Benito il 12 febbraio del 1922 sul Popolo d’Italia. Il volume che ci consegna quanto il Ministro dell’Educazione Nazionale disse, riferisce, tra l’altro, quanto segue: “La parte migliore della Nazione – scrive appunto Mussolini – non va a sinistra, ma a destra, verso l’ordine, le gerarchie, la disciplina. Da tre anni chiede un governo e non lo ha. Il governo non c’è. La crisi attuale mostra l’incapacità della Camera a dar un governo alla nazione. Può essere che il grido di Bologna diventi, domani, il coro formidabile di tutta la Nazione”. Il “coro di Bologna”, ci spiega ancora Biggini, è “viva la dittatura”. Ora, a prescindere dal fatto che di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata un bel po’; a prescindere dal fatto che le condizioni storiche, sociali, economiche, finanche culturali sono profondamente mutate (e non so fino a che punto sia un bene); a prescindere dal fatto che lo stesso Mussolini, se fosse qui oggi, sarebbe perfettamente conscio che la sua azione politica andrebbe improntata a criteri diversi da allora, per molte evidenti ragioni; a prescindere però da tutto questo: ma quanto sono attuali, le sue parole? Perché Biggini le riporta, vent’anni dopo? E perché ci sembra che siano state dette, o scritte, oggi, e non quasi cento anni fa? Perché Biggini si rende perfettamente conto che quelle parole sono valide, ancora, vent’anni dopo essere state vergate. Guardate, vi dico una cosa: Carlo Alberto Biggini è stato uomo di somma intelligenza, è stato un precursore dei tempi, sembra che la sua voce ancora oggi risuoni nelle orecchie di chi lo sa ascoltare. Pensate se Biggini, o Mussolini, fossero nostri contemporanei: quale Stato, avremmo! Quale rispetto, otterremmo anche oltreconfine! Uomini così sarebbero capaci di incastonarsi perfettamente in questa epoca, saprebbero dove mettere le mani per risollevare le sorti della Nazione. Sentite qua cosa scrive ancora Biggini: “Nella incapacità e bassezza parlamentare di tutti i vecchi partiti, il commento mussoliniano al grido delle moltitudini dava nuovi motivi alla fase romantica eroica della insurrezione armata contro una classe politica inetta e corrotta. ‘Non un ministero, ma un governo’, dirà poi il Duce assumendo il potere, mentre si apprestava a dare fondamento, vita, struttura a una nuova concezione e realtà dello Stato”. Attuale, attualissimo! Ma ancora: “Sempre nel febbraio 1922 si ebbe un convegno a Roma fra la direzione del Partito e il comitato centrale provvisorio delle corporazioni sindacali e nell’aprile 1922 nacque ‘Il Lavoro d’Italia’, diretto da Rossoni, il quale, nell’appello ai lavoratori italiani scriveva: ‘il sindacalismo nazionale ricomincia daccapo la riorganizzazione degli italiani di tutte le professioni e d’una sola fede in un quadro grandioso di educazione politica, di capacità produttiva, di coscienza e disciplina nazionale”. Ricordate Edmondo Rossoni, non è vero? Ne abbiamo parlato in più di una circostanza. Guardate che il Fascismo non si può comprendere se non si comprende che esso fu composto da vari e numerosi umori, da mille anime, e credete a me, Rossoni è una di queste: parliamo di personaggi che non si possono non conoscere. “E Mussolini salutava il nuovo giornale affermando che Popolo d’Italia e Lavoro d’Italia vivranno fusi insieme ‘contro tutti i parassitismi della politica e dell’economia’ e che il fascismo si rivolgeva ‘alle nuove masse dei lavoratori del braccio e del pensiero per elevarne le condizioni e legarli sempre più intimamente alla vita ed alla storia della nazione’. Difatti, mentre nuove e vaste categorie di popolo accorrevano al fascismo e alle organizzazioni sindacali nazionali, il

Clicca per ingrandire

Clicca per ingrandire

movimento desiderava le occasioni per sostituirsi al governo, quasi essere governo, per sostituirsi allo Stato, quasi essere Stato, specie dove le conseguenze della debolezza, della assenza, della precarietà dello Stato liberale-socialista potevano essere più gravi”. Notate bene, Biggini sottolinea l’assenza, la precarietà dello Stato. Ecco, ancora una volta egli sceglie di focalizzare l’attenzione su una problematica che, se ormai – all’epoca in cui egli parla – è vecchia di due decenni, essa oggi torna di estrema attualità. Si pone, insomma, Biggini – e non credo inconsapevolmente, a mio modo di vedere, anzi – quasi come un ponte tra l’epoca passata e quella rispetto a lui futura (e per noi contemporanea). Sembra quasi – e forse è davvero così – che egli parli a noi, oggi. Proprio oggi, qui e ora.

(altro…)

da Il Giornale d’Italia

Anima e corpo, mistica e materia, stupendamente fuse,  fascinosamente stimolanti non solo ad una riflessione appassionata ma anche ad una precisa volontà di operare

Riprendiamo tra le mani lo scritto che riporta le parole di Carlo Alberto Biggini, siamo nell’anno XX dell’Era Fascista, 1942. Queste pagine di storia, che quotidianamente proponiamo ai nostri lettori, possono sembrare forse impegnative alla lettura. Ma non è forse essenziale? Non è forse giusto? Non è forse utile? Il testimone deve passare di generazione in generazione: e c’è da augurarsi che le generazioni future vogliano accoglierlo con amore e consapevolezza, per poi a loro volta tramandarlo ancora e ancora. Non lasciamo che il tempo fossilizzi per sempre la menzogna, offuschi senza speranza di riscatto questo patrimonio che è insieme ideale e valoriale. Ci vuole l’impegno di tutti. Biggini la sua parte l’ha fatta, straordinariamente. In maniera così incisiva da finire i suoi giorni in un mistero che ancora oggi non sembra possibile dipanare. Ricorderete – perché ne abbiamo parlato – che la morte del Ministro dell’Educazione Nazionale nonché estensore dei principi fondamentali di Salò, è avvolta dalla nebbia più fitta. Torneremo anche su questo, perché noi non abbiamo paura di cercare la verità e di raccontarla, perché il castello di carte costruito ad arte su questo pezzo straordinario della nostra storia dovrà crollare inesorabilmente sotto i colpi del piccone della verità. Dovremo essere capaci di spezzare per sempre quelle catene che legano la nostra storia alla schiavitù della demagogia, dobbiamo farlo, ce lo chiede la nostra dignità di Italiani.

Ci vuole impegno, però, costanza, determinazione. E tutto questo sarebbe comunque niente rispetto al sacrificio di questi uomini che hanno fatto la nostra storia più bella, mal ripagati al momento, c’è da dire. E dunque andiamo ancora a leggere insieme qualche stralcio di questo documento che abbiamo cominciato ad esaminare ieri e la cui trattazione riprendiamo oggi.

“Ed intanto ‘Mussolini impersonava sempre più e sempre meglio il movimento’, da lui creato, ‘nei suoi elementi essenziali’: mentre lo definiva e lo differenziava, lo dilatava spiritualmente, lo portava ad identificarsi con la secolare gloriosa storia italiana”, dice Biggini, e sottolinea come Benito scrivesse ogni giorno sul Popolo d’Italia “suscitando visioni, segnando vie, additando mete: e nelle grandi occasioni la sua presenza viva, la sua parola viva, la sua parola che non è un parlare, ma un operare, incidendo nell’animo delle folle, mettendole in quello stato di emozione tanto vicino all’azione, sinonimo di azione, con una eloquenza che ripudiava quella ‘verbosa prolissa inconcludente’ dei democratici, sono sue parole, per affermarne una ‘squisitamente fascista, cioè scheletrica aspra schietta e dura’. E mentre le sue parole e i suoi scritti destavano nelle adunate, nelle assemblee, nel paese fremiti d’entusiasmo e commozione profonda, precisava ed approfondiva, con mirabile vigore polemico, il suo pensiero e rettificava, con chiarezza e necessaria crudezza, arbitrarie interpretazioni e superate mentalità, impedendo deviazioni e sbandamenti, resistendo alle correnti troppo destre e troppo sinistre”.

Riflettete, amici lettori: non si comprende meglio in queste parole, l’intima essenza del Fascismo e della volontà di Mussolini, che in tanti, troppi libri di scuola? È o no, questo, un patrimonio che non possiamo  cedere, che non possiamo permetterci di disperdere? E badate bene, non è solo squisitissima capacità oratoria, quella di Biggini, che pure c’è ed è straordinariamente possente. C’è, dentro, la sostanza, e dunque anima e corpo, mistica e materia, stupendamente fuse,  fascinosamente stimolanti non solo ad una riflessione profonda e appassionata ma anche ad una precisa volontà di operare, leggete con attenzione: “stato di emozione tanto vicino all’azione, sinonimo di azione”, dice Biggini. E parla della “parola viva” del Duce e della sua “presenza viva”, sottolineando come “la sua parola non è un parlare, ma un operare”, e ancora il richiamo alla capacità di Mussolini di incidere nell’animo delle folle al punto di procurare proprio quello stato di emozione tanto vicino all’azione.

Abbiate la pazienza di tollerare, qua e là, qualche mio sfogo: ma insomma avete provato a mettere su una bilancia quest’uomo con tanti, troppi nostri contemporanei? Provateci, ve ne prego. Mettete anche solo questi primissimi stralci, queste ancora pochissime informazioni su di un piatto della bilancia. E poi, sull’altro, provate a porre – che so io – qualche ministro di questo preciso momento storico e sociale. Capite per quale ragione non si vuole raccontare come si deve, questo pezzo di storia? Capite qual è il

Clicca per ingrandire

Clicca per ingrandire

punto?

Il punto è che un popolo bue si schiaccia con maggiore facilità, il punto è che non dobbiamo sapere, perché se sapessimo capiremmo in quale barbarie siamo finiti, in quale pozzo senza fondo stiamo inesorabilmente precipitando. Scusate, a me fa rabbia! A voi che effetto fa? Ecco, conoscere, sapere, e poi essere capaci di sbattere la verità sul muso di chi ostinatamente si pone contro di essa, come un mattone sui denti di chi si ostina a reclamare la storia scritta dai cosiddetti “vincitori”: i quali ci spiegheranno poi, forse, un giorno, cosa pensano di aver vinto… Troppo comodo, signori miei, tentare di cancellare la storia, di raccontarla infarcita di menzogne, di modellarla come fosse creta e sperare che essa creta si solidifichi al punto di non poter essere modellata mai più. Ebbene sappiano costoro che la creta, una volta essiccata, si sbriciolerà, sotto i colpi dell’ascia della verità che non si potrà fermare.

(altro…)

Diventa socio

Per iscriversi all’Istituto Carlo Alberto Biggini, è sufficiente compilare il modulo adesione.

Se invece hai bisogno di maggiori informazioni sulle attività dell’Istituto, invia un messaggio tramite la sezione “Contatti”

Contatti

Contattaci per ricevere informazioni

Istituto Carlo Alberto Biggini

Sede operativa
Via Genova 541
19134 La Spezia
Italia

Tel +39 0187 71 85 23
Fax +39 0187 74 32 72

info@istitutobiggini.it

*
*
*
Il tuo messaggio è stato inviato. Grazie per averci contattato
Oops, il tuo messaggio non è stato inviato! Riprova.
Top