Author: marsen

Formato: 17×24 (Pagine: 288)

 Autore: Pietro Cappellari

Casa Editrice: Herald Editore (Roma 2014)

Info: heraldeditore@libero.it

IL FASCISMO AD ANZIO E NETTUNO

Come il Regime cambiò il volto dell’Italia. Il nuovo libro di Cappellari

Dopo una lunga attesa è uscito per i tipi della Herald Editore il nuovo studio del ricercatore nettunese Pietro Cappellari. L’opera raccoglie i frutti di oltre venti anni di ricerca e si pone come ultimo tassello della collana di studi storici sulla storia della prima metà del Novecento di Anzio e Nettuno inaugurata nel 2009 dal ricercatore di Nettuno. Cappellari, infatti, ha già dato alle stampe tre importanti contributi per la comprensione del Regime fascista e la Repubblica Sociale Italiana sul territorio: I Legionari di Nettunia (che narra le vicende dei combattenti della RSI di Anzio e Nettuno); Lo sbarco di Nettunia (che costituisce il più completo studio sull’operazione anfibia del 22 Gennaio 1944 e la successiva battaglia per Roma); e Nettunia, una città fascista 1940-1945. Il nuovo studio, dal titolo Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939. Una storia italiana, si inserisce in questa collana andando ad illustrare l’avvento del Fascismo ad Anzio e Nettuno e come, su questo territorio, il Regime plasmò il volto degli Italiani, nonché la fisionomia politico-sociale-economica delle due cittadine. Si tratta di un’opera fondamentale non solo per comprendere la storia locale ma, soprattutto, per comprendere il fascismo, come questo concretamente operò, come venne percepito dalla popolazione, quale consenso ebbe e come seppe imporre la modernità anche nei più piccoli centri urbani. Uno studio che non mancherà di suscitare polemiche e interesse. Infatti, del ventennio più importante – per opere, per sviluppo, per novità, per eventi – della storia di Anzio e Nettuno rimangono pochi documenti e ancor meno memoria collettiva. Invano il ricercatore interpellerà gli anziani di questi paesi – ormai divenuti moderne città – alla scoperta di un passato cancellato dai più. Ora che gli anni hanno inghiottito anche gli ultimi testimoni di quella storia, rimane solo un deserto culturale costellato da oasi di menzogne. Gli archivi rimangono “inaccessibili” ai più e la pigrizia culturale di un popolo che sta smarrendo la propria identità rischia di lasciare nell’oblio esperienze invero straordinarie.

Lo scopo di questa ricerca – seppur con le sue lacune – è quello di far conoscere un “passato che non passa”, riscoprire quelle radici che una “modernità fatta di vuoto” ha voluto strappare dall’anima di comunità secolari. Ma “le radici profonde non gelano”, diceva Tolkien. Cappellari ha scavato negli archivi e nella sempre più rada memoria collettiva delle comunità di Anzio e Nettuno alla ricerca del “Graal”, quello scrigno perduto che conteneva il vissuto di un secolo ormai tramontato, ma che trasudava di passioni, di sogni, di realizzazioni concrete. Un secolo in cui affondano le nostre radici. Sebbene molto si è perduto, sorprese non sono mancate. E’ stato possibile, per la prima volta, ricostruire la nascita del fascismo ad Anzio e Nettuno e il suo sviluppo; far luce su personaggi “mitici” che la tradizione orale tramandava, ma dei quali, in realtà, nulla si sapeva. Ma non solo. Cappellari ha anche potuto fare una carrellata sulla vita quotidiana di quegli anni, riscoprendo spaccati popolari di paesi che sorgevano allora sulla scena internazionale dopo il “letargo” ottocentesco. Le prime grandi opere, la trasformazione urbanistica, la nascita delle attuali Anzio e Nettuno.

Cappellari ha riscoperto anche i sapori di quel tempo perduto, fatto di semplicità e profonde convinzioni, dove il vivere civile era il retaggio che un’intera comunità si tramandava di generazione in generazione. Dove la religione cattolica apostolica romana scandiva la vita delle comunità, affiancata – dopo la costituzione del Regime – da un’altra religione, quella politica di uno Stato etico che plasmava il paesaggio come gli uomini, nella visione risorgimentale dell’“Italiano nuovo”, degno erede del suo millenario passato, in grado di esercitare un “primato” e una “missione” nel mondo. In un’Italia povera come quella degli anni ’20, tutto ciò sembrò un vero e proprio miracolo. Valori di un tempo perduto si dirà, ma che certamente plasmarono il cittadino di quell’Italia così profondamente diversa da quella attuale.

Cappellari ha seguito i nettunesi e portodanzesi sui campi dei battaglia di Abissinia, come in Ispagna, dove quei valori si concretizzarono in supremi atti di eroismo e di sacrificio personale oggi dimenticati, ma che danno bene la dimensione dell’impatto del Regime sul vivere quotidiano come sulla trasformazione degli individui che si elevavano allora a Nazione cosciente di un “primato” e di una “missione”.

E’ stato, per la prima volta, possibile analizzare nello specifico anche il fenomeno antifascista – scarso e marginale in dei paesi in cui l’adesione al Regime era pressoché totalitaria – ma che pure ebbe i suoi “alfieri ideali” e spunti interessanti, come il tentativo di ricostituzione del Partito Comunista d’Italia del 1931. Si è potuto così facilmente smascherare il ritornello della vulgata antifascista e anti-italiana di un Regime liberticida e violento. Atti di clemenza, a dir poco clamorosi, che sono descritti in tutta la loro ampiezza e abbondantemente documentati, a partire dalla richieste al Duce fatte dagli stessi antifascisti.

Tutte queste storie – frammenti di una storia più grande – confluiscono ora in questo volume che fa luce su un passato così recente nel tempo, quanto lontano nello spirito. Un “passato che non passa” abbiamo detto. Ed è effettivamente così. Perché lì sono le nostre radici. Perché ogni comunità che vuole costruire il proprio domani deve sapere da dove viene e nel rispetto delle sue tradizioni proiettarsi in un futuro dove i valori spirituali non sono transeunti, ma eterni.

Primo Arcovazzi

Le prospettive del CESI nell’intervento di Franco Tamassia
Venerdì 20 febbraio 2015 si è tenuto il Consiglio Direttivo del CESI in preparazione dell’Assemblea dei Soci che si terrà il 27 marzo p.v. e che viene ad assumere un particolare rilievo perché, oltre alle relazioni sugli studi in corso e sulle problematiche incombenti, si cercheranno di impostare nuove strutture rispondenti alle funzioni sempre più ampie e impegnative del Centro Studi. Nel corso della riunione del Consiglio Direttivo erano presenti anche nuovi soci che in futuro arricchiranno e potenzieranno il lavoro dell’Associazione.
Inoltre durante i lavori del Consiglio Direttivo si sono riconfermati le funzioni e gli scopi del CESI e si sono esaminate le necessità relative a un rinnovo delle cariche sociali, soprattutto con riferimento al coinvolgimento di nuove e più fresche energie.
Dopo l’intervento del Presidente Rasi – il quale, tra l’altro, ha sottolineato che l’Italia per uscire dall’attuale condizione di stallo nel suo sviluppo culturale, sociale, politico ed economico deve affrontare un radicale progetto di riforma costituzionale – ha preso la parola il Vicepresidente prof. Franco Tamassia il quale ha ribadito come a tal fine è necessario far appello a tutti gli italiani, indipendentemente dalle superate posizioni di destra e di sinistra, e facendo riferimento a nuove politiche di partecipazione e di efficienza.
Nel corso dei lavori sono intervenuti sugli indirizzi del CESI e in relazione ai programmi in preparazione per le iniziative da prendersi nel corso del 2015: il Segretario Generale Marco C. de’Medici e i soci Michele Puccinelli, Giuliano Marchetti, Carlo Vivaldi Forti, Lorenzo Puccinelli Sannini, Giulio Terzi di Santagata, Gian Piero Joime.
Pubblichiamo su questo numero monografico del bollettino il testo integrale dell’intervento del prof. Franco Tamassia i cui contenuti sono stati condivisi all’unanimità dal Consiglio Direttivo e dai componenti del Comitato Scientifico, nonché la cronaca dell’incontro CESI-SPAZI NUOVI avvenuto a Napoli il giorno 27.2.2015.

SOMMARIO

- Consiglio Direttivo del CESI 20.2.2015. Intervento del Vicepresidente prof. Franco Tamassia: Appello diretto al popolo per una nuova sintesi di radicale cambiamento.

- Continuano i collegamenti a rete con i Centri politico-culturali di tutta Italia. Incontro a Napoli CESI–SPAZI NUOVI

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Riflessioni sull’acuta fase critica che attraversa la società italiana
Il governo Renzi ha surrettiziamente trasformato l’attuale legislatura, nata con un indirizzo rivolto all’emergenza – sostanzialmente non diverso da quelli che hanno caratterizzato i governi Mario Monti ed Enrico Letta – in legislatura costituente. Con ciò frodando palesemente, non tanto un astratto “corpo elettorale”, ma quel popolo italiano che è sempre più insofferente sia nei confronti del presente regime che alla sua “vociante”, e modestissima, classe dirigente.
Mario Bozzi Sentieri tratta in questo numero de Il Sestante le pretese riforme del Governo Renzi ponendo in risalto come materie di vitale contenuto costituzionale ed istituzionale per l’Italia siano trattate, non solo superficialmente, ma anche portando modifiche che acuiranno la negatività del presente regime politico condizionando il futuro dell’Italia.
L’argomento, come è noto, è all’attenzione del CESI fin dalla sua costituzione ed ha presentato già due anni fa un Appello agli italiani per una autentica Assemblea Costituente, che prescinda dai condizionamenti dell’attuale assetto politico e soprattutto dai suoi miopi esponenti. L’Appello è stato pubblicato insieme con un articolato Manifesto Politico e Programmatico per la Rifondazione dello Stato. Nel corso del 2015 il CESI cercherà di aggiornare i contenuti del Manifesto e soprattutto di riprendere i punti essenziali da esprimere con sintesi d’immediata e chiara comprensione per un pubblico sempre più vasto.
Il numero attuale del bollettino tratta, poi, alcune riflessioni che vengono spontanee da coloro che guardano con occhi aperti la situazione politica italiana. Se ne fa interprete lo scrittore Lorenzo Puccinelli Sannini.
Di notevole utilità è poi la ripresa storica riguardante il cammino dell’idea unitaria dell’Europa, a cura del prof. Vincenzo Pacifici, il quale cita autori che non dovrebbero essere dimenticati perchè illuminano la colpevole inanità dell’attuale “non protagonismo” dell’Unione Europea. Sarebbe invece estremamente necessario che essa assumesse decisive iniziative nell’attuale fase che prelude a gravi mutamenti degli scenari geopolitici.
Completa questo numero le analisi del prof. Francesco Pezzuto, relative al necessario collegamento della scuola col mondo del lavoro, tenendo però presente quel primato formativo che deve comunque avere la scuola perché i giovani che escono da essa, una volta completati gli studi, non si troveranno di fronte a situazioni statiche, ma ad un dinamismo che incide sia nelle consapevolezze civile che nei processi produttivi, con ripercussioni riguardanti tutti gli spazi di un mondo sempre più globalizzato. (g.r.)

SOMMARIO

- La “riformetta” di Renzi. Un’occasione perduta di Mario Bozzi Sentieri

- L’agonia ingloriosa dell’attuale regime. I nuovi emigranti di Lorenzo Puccinelli Sannini

- Di fronte all’attuale non protagonismo della UE. Spunti per la storia dell’unificazione europea di Vincenzo Pacifici

- I pericoli di riforme autonomistiche che abbassano il livello scolastico. Perseguire il primato formativo della scuola pur nel collegamento col mondo del lavoro di Francesco Pezzuto

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La crisi greca emblematica della crisi UE e UEM
Questa fase fortemente evolutiva della vita dell’Europa, cui si sommano i problemi che nascono dall’aumento demografico mondiale e dalle pressioni che vengono dagli Stati-Continenti, in accentuata concorrenza fra loro, impegna tutti coloro che tentano di effettuare analisi e proposte politiche a tener conto delle conseguenze che saranno sempre più complesse nel prossimo futuro. Il CESI, pur con i limitati mezzi di cui dispone, tenta di affrontare di volta in volta le questioni emergenti. Naturalmente non intende affatto esprimersi in maniera esaustiva e nemmeno pensare di essere in grado di affrontare tutte le questioni sul tappeto. Tuttavia di volta in volta cercherà di esser presente riportando ogni questione alle cause prime e alle possibili soluzioni, nonché di rimanere fuori da strumentalizzazioni e polemiche superficiali.
In questo numero de Il Sestante, si affrontano questioni d’immediata incombenza quali sono quelle derivanti da un nuovo Presidente della Repubblica Italiana il quale, nel giurare al momento del suo insediamento a rispettare la Costituzione, dovrebbe essersi impegnato anche a farne attuare quelle parti che dal momento della sua entrata in vigore, ben quasi settanta anni fa, non sono state realizzate attraverso istituti operativi. Sull’argomento interviene tempestivamente Mario Bozzi Sentieri il quale si occupa di uno dei più importanti istituti non attuati (articolo 46) e cioè quello della partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa. Argomento di particolare attualità anche perché da esso, insieme con la giustizia sociale, viene a realizzarsi quell’aumento di produttività, quantitativa e qualitativa, che è necessario per superare la crisi economica. Altro argomento di estrema attualità è quello che tratta della necessità e urgenza di una unica politica economica europea, a carattere programmatico, proprio al fine di risolvere i problemi delle aree più deboli e tutto ciò superando i gretti concetti di una mera contabilità riferita ai bilanci pubblici. La politica monetaria deve diventare un ramo, certamente importante, ma soltanto parziale e non risolutivo, di un’unica globale politica di sviluppo paritario riguardante tutte le nazioni del Continente che aderiscono sia alla UE che alla UEM. Il caso greco, che in questi giorni è all’esame delle burocrazie di vertice dell’Europa, è emblematico della necessità di affrontare il problema con urgenza prescindendo, anzi superando, la vecchia ideologia liberista così dannosa nei confronti del ruolo che spetta all’Europa, non solo per lo sviluppo interno, ma anche per la sua presenza con adeguato peso nelle vicende sia ucraino-russe che medio-orientali. Chiudono il numero la rubrica “Dibattito” con una lettera-articolo di Lorenzo Puccinelli Sannini dal titolo “Il fenomeno dell’immigrazione islamica” e le rubriche “La Biblioteca” e “I Libri del Sestante” sulle ultime novità meritevoli di lettura. (g.r.)

SOMMARIO

- Un invito a Mattarella (purtroppo non eletto direttamente dal popolo). Signor Presidente, sia “garante” per la cogestione inapplicata di Mario Bozzi Sentieri

- La crisi greca è frutto dell’ideologia liberistica che impera in Europa. Indilazionabile un’unica politica economica europea. (Sommario: 1°. UE e UEM: non motore di sviluppo paritario per tutti. 2. Le conseguenze della non soluzione del problema greco. 3°. Le prospettive immediate della disgregazione dell’Eurozona. 4. Unica alternativa: un vero governo europeo). di Gaetano Rasi

- Rubriche: “Dibattito”. Il fenomeno dell’immigrazione islamica di Lorenzo Puccinelli e risposta del Presidente G.Rasi. “ La Biblioteca” e “I Libri del Sestante”. Rassegna di novità librarie, a cura di Mario Bozzi Sentieri.

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È necessario ricuperare alcune concezioni fondamentali

Ogni analisi ed ogni proposta nel campo politico non può non avere dietro di sé la consapevolezza della concatenazione di processi e di percorsi che vengono da lontano e che debbono far tesoro delle ragioni che hanno originato vicende umane e dell’ambiente in cui continuano a svolgersi.

L’attenzione posta in questo numero del bollettino CESI riguarda molteplici aspetti della problematica attuale cercando appunto di scandagliare i contenuti con quelle riflessioni più profonde che danno luogo alle ideologie.

Un economista, Stefano Taddei, effettua una cognizione storica ed esamina la moderna funzione della moneta al fine di poter effettuare, con ulteriori approfondimenti, adeguate riflessioni di politica non solo monetaria e quindi più in generale di politica economica.

I recenti clamorosi avvenimenti relativi all’estremismo islamico sono l’occasione da parte di Lorenzo Puccinelli Sannini per affrontare da varie angolazioni la problematica della crisi socio-economica, oltre che politica, in atto e denuncia l’insufficienza delle attuali classi dirigenti europee.

In un successivo scritto Roberto Marraffa contrappone l’antinatura del pensiero cosiddetto “progressita” in quanto avulso dalla considerazione che negando le proprie radici e combattendo quelli che sono i valori perenni della civiltà si realizza non un avanzamento, ma una regressione umana e quindi si creano i presupposti anche per la rovina dell’ambiente naturale in cui l’umanità vive il proprio destino. L’ampia citazione filosofica e scientifica arricchisce la diagnosi di Marraffa predisponendo la prosecuzione dell’argomento perché siano affrontati anche altri angosciosi problemi che incombono sul futuro.

Completano questo numero due rubriche: “Dibattito” nella quale, a seguito di una lettera di Oscar Strano, si affronta il problema del degrado delle periferie cittadine, mentre nella rubrica “Segnalazioni” viene riportato per intero una nota del sociologo Francesco Alberoni che invita a distinguere tra il terrorismo islamistico, che va combattuto con ogni mezzo «anche con la guerra se necessario» e la convivenza con i musulmani che siano rispettosi dei valori della civiltà europea. E ciò anche prendendo ad esempio la saggezza del sistema vigente nell’antico Impero Romano. (g.r.)

SOMMARIO
- Ricognizione storica e moderna funzione della moneta.“Quantitative easing” per l’economia reale o per la speculazione finanziaria? di Stefano Taddei
- Riflessioni necessarie oltre il terrorismo islamico. Rassegnazione o rinascita? di Lorenzo Puccinelli Sannini
- L’antinatura del “progressismo” non realizza autentiche conquiste civili. Nella concezione dei valori perenni sta la vera conoscenza della realtà naturale di Roberto Marraffa
- Rubriche: “Dibattito”: L’errore più grande di Oscar Strano; “Segnalazioni”: L’unico baratto che possiamo fare con l’islam di Francesco Alberoni.

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Articolo originale

Il nome di Gramsci è oggi un mito, una bandiera sventolata sia dalla sinistra, sia dalla destra (ricordiamo l’inserimento del pensatore sardo nel “Pantheon” di Alleanza Nazionale). Peccato che, oltre a brandire il suo nome, pochi abbiamo letto i suoi scritti ma, evidentemente, ciò non è importante. Serve utilizzare politicamente la sua immagine, quella costruita dalla mano manipolatrice dei togliattiani, per presentare un comunismo dal volto umano e non stalinista, rendere presentabile il PCI agli intellettuali degli anni ’50 che fino a qualche anno prima avevano vestito con orgoglio la camicia nera, salvo disfarsene nel momento della sconfitta del Regime. Insomma, nulla di nuovo: l’utilizzo di un personaggio per fini politici, la manipolazione del suo pensiero e dei suoi scritti non rigidamente allineati con il “servizio” che devono rendere al Partito Comunista. Quindi, quando oggi si parla di pensiero gramsciano ci si deve porre la domanda: quale? Quello che è stato divulgato dal PCI? Ovviamente, qualche problema sorge spontaneo, così come quando si parla di “egemonia culturale” – estrapolata dagli scritti gramsciani – che i “gendarmi della memoria” hanno interpretato come il “diritto morale” di manipolare la storia. No, non siamo davanti a gramsciani in questo caso, ma davanti a mascalzoni, a semplici delinquenti del pensiero. Gramsci fu sempre una persona intellettualmente onesta, non merita di essere confuso con questi cialtroni al servizio di una ideologia fallita di odio, miseria e terrore.
Tra i molti libri che parlano del pensatore sardo, particolare interesse ha suscitato in noi il volume di Luigi Nieddu, L’ombra di Mosca sulla tomba di Gramsci e il Quaderno della Quisisana (Le Lettere, Firenze 2014) che ripercorre la vita di Antonio Gramsci senza quella sudditanza da sempre imposta dalla vulgata di sinistra. Nieddu ha illustrato con dovizia di particolari i lati oscuri della “vicenda Gramsci”, la sua emarginazione da parte dei compagni, la tutela cui fu sottoposto durante la sua traversia giudiziaria da parte di elementi al servizio dell’Unione Sovietica e, soprattutto, le agghiaccianti problematiche relative alla sua misteriosa morte. Sì, perché la vita del pensatore sardo non è certo quella che tutti conoscono, ossia quella della vittima del fascismo. Scopriamo così che Antonio Gramsci non fu il fondatore del Partito Comunista d’Italia, né de “L’Unità”. Visse sempre ai margini, ignorato dalle masse e anche dai suoi stessi collaboratori di partito. La stessa ricerca del consenso e dell’egemonia culturale da lui propugnata erano solo “cavalli di troia” con i quali la dirigenza comunista – incapace di farsi maggioranza, così come di scatenare un’insurrezione – potesse aggregare intorno a sé elementi di diversa provenienza ideologica (intellettuali, borghesi, ecc.) e costruire un “fronte comune” in grado di conquistare il potere. A questo punto, gettata la maschera, con l’ausilio della violenza anche contro questi “compagni di viaggio” si sarebbe potuta instaurare la dittatura del proletariato, fine ultimo da conseguire. Tutte tecniche di conquista del potere originali e interessanti. Bisogna tuttavia evidenziare che vennero elaborate anche in altri “fronti”: pensiamo a Giuseppe Bottai e al ruolo della cultura nell’edificazione dello Stato totalitario fascista; oppure alle direttive sui “fronti popolari” allora emanate dall’Unione Sovietica ai partiti comunisti.
Arrestato e condannato quale esponente del PCdI per aver commesso “fatti diretti a far sorgere in armi gli abitanti del Regno contro i poteri dello Stato, per instaurare violentemente la Repubblica Italiana dei Soviet”, Gramsci – già da tempo isolato e posto sotto stretta sorveglianza dagli stalinisti russi e italiani – iniziò la sua lunga traversia penitenziaria, in gran parte scontata – per intervento di Mussolini – in cliniche di cura private di primissimo piano, ove gli fu permessa ampia libertà, diversi privilegi e, addirittura, la possibilità di scrivere i famosi Quaderni, un vero e proprio “vangelo” per i suoi apologeti. Ben strana dittatura quella fascista…
Gramsci doveva diventare, a questo punto, il “martire” della violenza fascista. E il PCdI fece di tutto perché così fosse, anche ostacolando le trattative per una sua liberazione. Espulso dal collettivo carcerario comunista e denunciato al Centro estero di Parigi per la sua dissociazione dallo stalinismo, Gramsci divenne un problema per il Partito Comunista d’Italia che progettò un suo rapimento e un trasferimento in URSS (visto che il pensatore sardo si era sottratto ad ogni ipotesi di fuga all’estero e, soprattutto, all’idea di raggiungere la Russia, dove – poteva ben immaginarlo – l’attendeva il carcere duro, quello vero, non certo le cliniche di cura). A tal proposito, come Nieddu evidenzia, le misure di sorveglianza cui fu posto Gramsci non servivano a impedire una sua improbabile fuga, quanto quella di un suo rapimento da parte dei compagni: il pensatore sardo “preferiva stare in Italia vigilato, e di fatto, protetto dalla polizia fascista, piuttosto che ‘libero’ nella Russia di Stalin”.
Si arrivò così al 21 Aprile 1937, quando Gramsci divenne a tutti gli effetti di legge un uomo libero. Non passarono pochi giorni, però, che – secondo quanto si sostiene – venne colpito da una emorragia celebrare e morì. Erano gli anni della Guerra civile spagnola e dello sterminio da parte degli stalinisti di tutti i compagni non allineati: a tal proposito, una rilettura meriterebbero anche le morti dei fratelli Rosselli e di Guido Picelli, probabilmente fatti fuori dai soviettisti che mal tolleravano la loro “devianza” ideologica.
Sulla fine del pensatore sardo, nonostante la versione ufficiale diffusa, permangono troppi misteri, tutti evidenziati da Nieddu. Testimonianze contraddittorie, foto e documenti scomparsi o manipolati, norme di legge disattese impunemente. Un po’ troppo per una morte naturale. E così si cita una misteriosa “caduta” dalla finestra di Gramsci: si stava sottraendo a qualcuno che voleva rapirlo per farlo espatriare clandestinamente senza il suo consenso? Così come si profila il sospetto che, invece, di una morte naturale, il pensatore sardo potesse essere stato avvelenato. Così come l’incomprensibile incenerimento del corpo, non richiesto eppure eseguito dalla sua “tutrice” sovietica Tatiana, disattendendo tutte le norme di legge e potendo contare, quindi, su coperture di primo livello. E Nieddu cita l’ombra di Helfand, uno spietato Agente del NKVD, che gestiva de facto l’Ambasciata Sovietica a Roma ed era un amico del Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano. Ma non solo. Nieddu ci ricorda della scomparsa dell’ultimo Quaderno di Gramsci, quello che abbraccia gli ultimi due anni della sua vita, durante i quali si vorrebbe far credere che il pensatore sardo non abbia scritto nulla. Invece, furono anni importanti, probabilmente di riflessione, non solo sul Regime sovietico, ma anche su quello fascista (è noto che leggesse anche giornali e libri di autori fascisti, come Attilio Fanelli, Giuseppe Bottai o Telesio Interlandi, solo per citarne alcuni). E allora si profila anche l’ipotesi – più che logica – di un allontanamento progressivo dal comunismo di Gramsci, un allontanamento che doveva essere spiegato nelle riflessioni contenute nell’ultimo Quaderno, quello che opportunamente venne fatto sparire. Gramsci doveva essere un “martire” della violenza fascista, il volto umano di un comunismo presentabile agli Italiani. Insomma, di là dell’uomo, di là della realtà dei fatti, di là addirittura del suo vero pensiero, serviva una “figurina” da propaganda. E il Partito Comunista Italiano la fece questa “figurina”, sulla pelle di Antonio Gramsci.

Pietro Cappellari

Riflessioni e puntualizzazioni sulle problematiche incombenti.
Questo numero del bollettino è dedicato a tre argomenti cruciali di natura politica, istituzionale e internazionale, nonché ad una analisi relativa al grave problema della scuola italiana per il XXI secolo.
Lo scrittore Mario Bozzi Sentieri, Consigliere CESI, commentando il sempre più diffuso astensionismo in sede elettorale, tratta dell’inadeguatezza del nostro sistema di rappresentanza politica la quale modernamente può essere realizzata solo attraverso precise riforme costituzionali su base partecipativa e di efficienza. Di qui riafferma l’estrema attualità delle indicazioni contenute nell’Appello agli italiani per l’Assemblea Costituente e nel Manifesto politico e programmatico per la rifondazione dello Stato lanciato dal CESI nel giugno 2013.
Il giornalista Innocenzo Cruciani, pure Consigliere CESI, prendendo spunto dall’imminente elezione da parte del Parlamento del nuovo capo dello Stato, denuncia come l’elezione del primo cittadino (o prima cittadina) della Repubblica abbia luogo nell’ambito di giochi interni alla partitocrazia estranei alla selezione effettuata dal popolo e quindi auspica che si passi quanto prima ad una riforma costituzionale per l’elezione diretta da parte di tutti gli italiani di chi deve rappresentare l’unità della Nazione.
Una riflessione sulla costante crisi ucraino-russa viene effettuata dal prof. Carlo Vivaldi-Forti, Consigliere del CESI, che avvalendosi della sua profonda conoscenza delle vicende storiche riguardanti il popolo e la letteratura russi, prospetta la modifica dell’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’economia e degli scambi culturali con la Russia e ciò nell’interesse di una Europa più indipendente.
Un’articolata analisi riguardante l’ambizioso, e per alcuni aspetti anche poco chiaro, progetto governativo dal titolo “La buona scuola” viene effettuata da un esperto dirigente scolastico come è il prof. Roberto Santoni. I temi trattati riguardano le linee guida per il futuro dei rapporti tra la società, la cultura, l’economia con l’insegnamento scolastico. I temi sono: le nuove assunzioni; la formazione e le carriere dei docenti; i problemi che nascono dall’autonomia nell’insegnamento e quelli riguardanti gli apprendimenti, ossia l’introduzione sin dalla scuola primaria della storia dell’arte, della musica e delle attività sportive. Il prof. Santoni tratta pure del rapporto tra la scuola e il mondo del lavoro, nonché del finanziamento non solo statale.(g.r.).

SOMMARIO
- Oltre il “non-voto”. Costruire l’alternativa partecipativa di Mario Bozzi Sentieri

- L’elezione del capo dello Stato deve essere fatta direttamente dal popolo. Sottrarre al partitismo la scelta del Presidente della Repubblica di Innocenzo Cruciani

- Una necessaria riflessione sulla crisi ucraino-russa. L’Europa manca di una vera politica nei confronti della Russia di Carlo Vivaldi-Forti

- Punti fermi nei confronti di un ambizioso progetto governativo. “La buona scuola”: solo promesse? di Roberto Santoni

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Il quadro geopolitico mondiale e le prospettive per l’Italia
All’inizio del nuovo anno il CESI intende richiamare l’attenzione sul fatto che ogni svolgimento dell’attività politica interna del nostro Paese deve tener presente, ora molto più di prima, dell’avvenuta evoluzione del quadro internazionale e delle assurde limitazioni che ancora ritardano la formazione dell’Europa Nazione come coprotagonista nel mondo.
Negli ultimi vent’anni sono andati a formarsi Stati che hanno caratteristiche territoriali e demografiche continentali i quali hanno assunto una consapevolezza della loro potenza che prima non avevano. Pertanto da parte dell’Italia non può essere prospettato per se stessa altro che un ruolo importante e decisivo soltanto nell’ambito di un’entità continentale quale avrebbe dovuto essere l’Europa unita.
Il problema quindi per il nostro Paese è quello di concepire la sovranità nazionale in maniera diversa da quella che ha caratterizzato il suo percorso unitario dalla seconda metà dell’Ottocento fino a tutto il Novecento. Di conseguenza, debbono essere individuati i settori che vanno messi in comune con le altre nazioni del nostro continente e i settori della società nazionale che invece rimangono specifici senza con questo essere conflittuali, ma al contrario solidali e complementari con le altre nazioni europee.
La crisi dell’economia reale europea è frutto soprattutto di aver concepito una moneta unica senza aver contemporaneamente introdotto una unica regolamentazione fiscale ed una unica legislazione riguardante una struttura partecipazionistica e produttivistica comune a tutte le imprese europee.
Sul piano della politica estera e di quella militare è mancata l’unificazione sia nella visione del ruolo dell’Europa nei confronti degli altri Stati continentali e in particolare nei confronti dei problemi ad Est riguardanti i rapporti con la Russia; nel Medio Oriente riguardanti i sommovimenti nei Paesi arabi.
Dobbiamo perciò considerare ogni necessario cambiamento costituzionale e istituzionale italiano nell’ambito di una nuova situazione geopolitica e geoeconomica la cui evoluzione nei prossimi immediati decenni sarà sempre più condizionante.
Il CESI perciò pubblica molto volentieri l’illustrazione degli scenari mondiali quali si presentano all’inizio del 2015 effettuata da uno specialista della materia, l’Ambasciatore, e già Ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Santagata, autorevole socio del CESI. Lo ringraziamo vivamente di questo contributo anche perché può dare spunto ad un dibattito focalizzato sul ruolo dell’Europa più autonoma rispetto ad una America la quale, seppur capace di una sua ripresa di prosperità interna, inevitabilmente dovrà considerare ridotto e comunque non decisiva la sua presenza nel mondo.
Questo numero è completato dalla consueta Rubrica I Libri del Sestante a cura di Mario Bozzi Sentieri, riguardante brevi recensioni di libri recentemente pubblicati. (g.r.).

SOMMARIO
- Agenda 2015. Gli scenari mondiali che interessano l’Italia nel nuovo anno di Giulio Terzi di Santagata

- I Libri del Sestante. Rassegna di novità librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri

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