Author: marsen

Il ritardo del Mezzogiorno e la problematica previdenziale in relazione ai mutamenti demografici
La classe politica di governo e delle opposizioni è impegnata su argomenti artificiosamente esasperati – e nella sostanza anche gravemente dannosi per il futuro – che nascondono in realtà non un miglioramento costituzionale nella rappresentanza democratica, ma solo furibonde – anche se spesso sotterranee – liti per predisporre una legge elettorale più favorevole ad una parte piuttosto che all’altra dello schieramento partitico.
In questo numero del bollettino il politologo Mario Bozzi Sentieri affronta il gravissimo problema della questione riguardante il ritardo del Mezzogiorno rispetto allo sviluppo del resto del Paese. Il saggio è basato su documentazioni ufficiali che pur esistono, ma che non sono adeguatamente commentate dalla stampa conformista. Segue una relazione molto puntuale da parte di Marina Vuoli Bontempo a proposito della interdipendenza tra la questione demografica e la questione previdenziale. Non si tratta tanto di problematiche meramente sindacali, ma di questioni fondamentali riguardanti l’intero sviluppo nazionale. L’angolazione è anche quella del ruolo femminile nell’epoca contemporanea e l’indicazione istituzionale fa appello ai principi della partecipazione al fine di tutelare, insieme, la dignità delle persone e le loro necessità economiche. Una parte notevole del bollettino è occupata dal dibattito relativo alla riforma costituzionale e in particolare alla modifica della composizione del Senato. Vengono pubblicate le riflessioni del prof. Vincenzo Pacifici riguardanti i compiti, oltre che la composizione, del Parlamento riformato secondo gli indirizzi della classe dirigente partitocratica, nonché le considerazioni del prof. Gaetano Rasi che auspica un ampliamento del dibattito in relazione ad una effettiva rappresentanza integrale del cittadino che esprima, nel voto, le sue idee, ma anche debba contribuire alla politica del Paese con la competenza assunta nelle attività lavorative oggi sempre più complesse e tecnologiche. Notevole la rassegna delle novità librarie a cura di Bozzi Sentieri.

SOMMARIO

- Dopo le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ . Riaprire la “Questione meridionale”, ma con una “visione nazionale”di Mario Bozzi Sentieri

- Convegno Ugl Pensionati. Interdipendenza tra “questione demografica e questione previdenziale”
di Marina Vuoli Buontempo

- Segnalazione Eventi: 14 novembre 2015 Castellare di Pescia (PT); 21 novembre 2015 Sarzana (La Spezia)

- Dibattito. Senato: Una riforma costituzionale arbitraria e dannosa. I mutamenti richiesti ledono il principio della rappresentanza integrale del cittadino. Riflessioni del prof. Vincenzo Pacifici e del prof. Gaetano Rasi

- I libri del “Sestante”. Rassegna di novità librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri

In allegato il fascicolo “La Biblioteca del CESI”

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Presentazione del volume sul Terzo Convegno Nazionale CESI
“Un nuovo modello di sviluppo per una nuova
Italia protagonista in Europa”
Riteniamo di anticipare in questo numero monografico – insieme con l’Indice del volume – un’ampia sintesi del contenuto delle relazioni tenute nel Terzo Convegno Nazionale CESI il 23 aprile 2015 a Roma, presso la sala del Tempio di Adriano. Tale sintesi costituirà la premessa del volume che uscirà nel novembre prossimo nell’ambito della Collana Documenti del Centro Studi.
In questo libro i relatori hanno ulteriormente approfondito i temi trattati brevemente in sede d’intervento nel corso della manifestazione e rivelano giorno per giorno l’attualità delle problematiche affrontate e l’impegno nell’indicare programmi risolutivi.
Il testo di quanto segue, che come abbiamo detto è introduttivo dello stesso volume, acquista ulteriore particolare significato in queste settimane in quanto si sta preparando, in sede parlamentare e nel corso di una confusa e meschina legislatura ordinaria, una surrettizia riforma costituzionale. Essa inciderà ancora più negativamente sullo sviluppo dell’Italia in Europa perché va ad inserirsi in una Costituzione già di per se stessa superata e non riformabile perché strutturalmente inadeguata a far sì che l’Italia progredisca civilmente ed economicamente operando nell’Unione Europea in maniera decisiva e non solamente in condizioni di passività.
Nella sintesi del Convegno si fa pure riferimento al grave problema riguardante la scadente classe politica che continua a danneggiare l’Italia, alla necessità di cambiare il suo sistema politico e quindi a rimettere ogni decisione costituzionale direttamente nelle mani del popolo attraverso una vera Assemblea Costituente che faccia appello non solo alle opinioni dei cittadini, ma anche alle loro competenze e al loro responsabile impegno nelle attività professionali e lavorative in genere (g.r.).
In allegato il fascicolo “La Biblioteca del CESI”

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Forze Occulte è un film francese sulla massoneria francese, oltre ai vari retroscena,mostra come avviene l’iniziazione al Grande Oriente di Francia. Il film è in bianco e nero e qui si può vedere la versione integrale, sottotitolata. Gran bel film…che fa riflettere.

massoneria

 

Nel Febbraio 2014, il Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti propose al Sindaco di Leonessa l’intitolazione di una via alla memoria di Assunta Vannozzi, una giovane ed innocente mamma, uccisa dai partigiani senza che nessuno abbia mai saputo il perché. Non una via qualsiasi, ma la via che dalla piccola frazione di Ocre si inoltra tra i boschi e conduce a Capodacqua, località dove avvenne l’omicidio.

Era un freddo inverno di settanta anni fa. Dal 26 Febbraio 1944, dopo l’uccisione del Commissario del Capo della Provincia in Leonessa Francesco Pietramico, la situazione dell’ordine pubblico sull’altopiano leonessano era andata progressivamente peggiorando. La pressione della guerriglia che sconfinava dall’Umbria fece si che, il 14 Marzo seguente, il Distaccamento della GNR – che assicurava la sicurezza in tutta la zona – venisse ritirato, in quanto considerato indifendibile. Il giorno dopo, andati via i fascisti, su Leonessa calarono i partigiani. Dopo un corteo festoso e le solite violenze, tornarono sui monti. Ormai, l’ordine era definitivamente compromesso. In questo scenario maturò uno dei più gravi e ingiustificati episodi di sangue che colpirono la provincia di Rieti in quel drammatico 1944. Il 16 Marzo, sei-sette ribelli con passamontagna e fazzoletti al viso penetrarono nell’abitazione della famiglia Vannozzi nella frazione di Capodacqua di Leonessa. Aggredirono i presenti e si scagliarono contro la giovane mamma Assunta Vannozzi di 29 anni, a letto febbricitante, accusandola di essere una “spia”. Le strapparono il figlioletto Luigino di due anni e la strascinarono in strada tra grida strazianti che fecero eco in tutta la vallata. Poi, con una spietatezza unica nel suo genere, un partigiano estrasse una pistola scaricandola contro il corpo della disgraziata piangente. Infine, il colpo di grazia alla nuca. “Giustizia” era fatta. I ribelli, infine, “prelevarono” dall’abitazione tutto quanto era asportabile e tutto quanto avesse un valore, dal corredo di nozze ai gioielli, per poi scomparire per sempre nella boscaglia dalla quale erano venuti.

Una normale spedizione partigiana diranno i più, se non fosse che la povera Assunta Vannozzi non era imputabile di nulla. Si trattò di un’esecuzione ingiustificata. Nel dopoguerra, vennero accusati dell’assassinio tre partigiani locali (gli altri non furono mai identificati): Concezio Antonelli, Mario Romano e Enzo Lucci (l’esecutore materiale). I primi due negarono ogni addebito, mentre Lucci affermò di aver agito su ordine della Brigata “Gramsci”. Come era ovvio, date le chiare disposizioni in materia che consideravano “legittimi atti di guerra” tutte le azioni compiute dai ribelli nel corso della guerriglia, i tre vennero scarcerati. Comunque, la Magistratura accertò che Assunta Vannozzi era innocente e che il suo assassinio fu un “errore di valutazione”.

Sul drammatico episodio di sangue cadde una fitta coltre di omertà (ancor oggi riscontrabile) e quelle rare volte che si parlò della morte della Vannozzi si volle addirittura infangare la moralità della povera mamma, uccidendola così una seconda volta. E pensare che Assunta – che non si era mai occupata di politica – aveva aiutato in quei mesi anche numerosi soldati “sbandati” del Regio Esercito che non volevano aderire alla RSI. Ma tutto ciò fu vano. Ancor oggi, nessuno sa il motivo perché la giovane mamma venne uccisa e i nomi di tutti coloro che parteciparono alla spedizione punitiva, all’assassinio e al saccheggio della casa.

Nel settantennale dalla tragedia che lasciò a un piccolo orfano una cicatrice mai rimarginata, il Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti si è recato sul luogo del luttuoso evento e nel cimitero di Vallunga dove riposa Assunta Vannozzi per omaggiare una vittima dell’odio antifascista, uccisa innocente e vigliaccamente vilipesa dopo la morte.
«A tanti anni da questo dramma – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Responsabile culturale del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti – siamo venuti a Leonessa con l’intento di chiedere una pubblica riabilitazione della giovane mamma di Capodacqua. Per questo abbiamo chiesto ufficialmente al Sindaco di Leonessa che la via che congiunge Ocre a Capodacqua venga dedicata alla memoria di Assunta Vannozzi e che sul luogo dell’uccisione sia eretta nuovamente una croce (divelta a seguito di lavori stradali e mai ripristinata). Un atto dovuto che l’intera comunità leonessana deve a una sua concittadina uccisa troppe volte, fisicamente e moralmente. Essere qui oggi per noi è un atto non solo di carità cristiana. Siamo qui non solo per un giusto tributo ad un’innocente che oltre ad essere stata ingiustamente uccisa e strappata all’affetto dei cari, è stata vilmente vituperata per decenni da personaggi senza scrupoli; ma anche per un dovere morale che avevamo con Luigino Montini, il figlio di Assunta, che per tutta la vita ha portato nel suo cuore i segni indelebili di quella tragedia ingiustificata. Oggi che Luigino non è più con noi, ma è tornato tra le braccia della mamma che gli fu strappata dall’odio politico quando aveva solo due anni, siamo qui per ricostruire quello che realmente avvenne, abbattendo definitivamente il muro di omertà costruito dalla vulgata antifascista ed anti-italiana. Speriamo che Assunta e Luigino, da lassù dove ci guardano, finalmente, possano ora riposare in pace».

Ad oltre un anno da questa manifestazione, il 17 Agosto 2015, l’Amministrazione comunale di Leonessa ha riabilitato pubblicamente ed ufficialmente la giovane mamma di Capodacqua, dedicando a lei quella via sulla quale si consumò un dramma per troppo tempo dimenticato e manipolato dalla vulgata antifascista ed anti-italiana. Hanno partecipato alla solenne manifestazione la popolazione del luogo, le più alte cariche del Comune di Leonessa e le delegazioni ufficiali del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti, dell’Ordine dell’Aquila Romana e dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia. Giustizia, dal punto di vista morale, è finalmente fatta.

 

Ufficio Stampa
Comitato Pro 70° Anniversario 
della RSI in Provincia di Rieti

Le conseguenze del “liberismo post-democratico”
Questo numero del bollettino affronta anzitutto due aspetti della crisi economica nazionale e quindi della persistente e crescente disoccupazione. Due sono a questo riguardo i punti trattati.
In un primo articolo si parla della mancanza di una politica economica programmatica in grado di uscire dal presente dissesto economico che si perpetua a causa del credo governativo e della stampa conformista, definito dalle più recenti analisi socioeconomiche “liberismo post-democratico”.
Nel successivo articolo a cura di Mario Bozzi Sentieri vengono analizzate le più recenti crisi di grandi aziende nazionali, preda di fameliche multinazionali e abbandonate a un triste destino per l’assenza di una chiara individuazione dei settori che sono strategici per la tenuta e la crescita del nostro sistema economico.
Il Sestante pubblica poi un articolo nel quale, con la consueta profondità di documentazione il prof. Vincenzo Pacifici – che conosce la storia unitaria del Paese anche nei suoi aspetti letterari e della passione risorgimentale – stigmatizza un pamphlet di un autore che coltiva il secessionismo veneto come fosse una vera questione geopolitica e non un residuo di miope ed ignorante egoismo ammantato di falso romanticismo.
Viene poi pubblicata una lettera di un illustre docente universitario, socio e consigliere direttivo del CESI, il prof. Lucio Zichella, il quale confessa il suo stato d’animo e fa auspici perché dalle analisi del nostro centro studi si possa passare a progetti politici portati avanti da autentici attori politici e non da semplici comparse, oppure da residui di spettacoli non edificanti. Seguono le consuete rubriche delle quali va segnalata particolarmente la Rassegna di novità librarie. (g.r.)

SOMMARIO

- Le misure del Jobs act aumentano la disoccupazione.
Senza investimenti diretti dello Stato non si esce dalla crisi di Gaetano Rasi

- Uscire dalla crisi con una autentica politica industriale.
Il “caso Whirlpool” non può essere uno “spot” di Mario Bozzi Sentieri

- Letteratura a ritroso della storia.
Il malcontento veneto non va impostato come secessionismo di Vincenzo Pacifici

- Rubriche: Lettere al Sestante. L’ineludibile sconfessione della politica delle approssimazioni, e molto spesso, della corruzione di Lucio Zichella – I libri del “Sestante”. Rassegna di novità librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri – La Biblioteca – Pubblicazioni del CESI

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Gianantonio Valli

Per ricordare il Dott. Gianantonio Valli, scomparso pochi giorni fa, pubblichiamo questo suo scritto:

Oggi ci troviamo in un deserto, siamo ai bordi di un deserto che va attraversato. Non ha senso negare il deserto, credersi in terra grata, fantasticare di poterlo aggirare o sperare che il tempo lo muti in eden. È un deserto. Sappiamo però che il deserto, del quale non vediamo oggi i confini, prima o poi finirà. E se non finisse, avremo almeno dato senso alla vita.
Sappiamo che, non ora, ci saranno tempo e modo per ricostruire una città, rifondare una civiltà. Non ora. Nel deserto non si costruisce. Mancano le condizioni elementari, mancano i materiali, l’acqua, i rifornimenti, il vento ti sferza la faccia, la sabbia ti acceca, i miraggi t’ingannano, imperversano predoni, operano assassini, i tuoi compagni, e tu stesso, sono soggetti ad umani cedimenti. Nel deserto si può solo andare avanti, senza sperare di costruire. Si può solo cercare un riparo quale che sia, perché cala la notte e nell’incerto mattino riprende la marcia. Sempre vigili, in guardia.
Ringraziando gli Dei per quelle poche oasi, per quella poca acqua. E magari anche il Sistema, che nella sua infinita bontà non ti ha ancora tolto l’aria per respirare. Nello zaino c’è quanto hai potuto salvare. C’è quello in cui credi. La tua vita. Che va portata al di là del deserto. Altri uomini, generazioni, individui sconosciuti, gente che mai vedrai, magari neppure i tuoi figli, verranno. La storia lo insegna. Anime simili alla tua, segmenti su una stessa retta, fedeli agli stessi Dei. Ne nasceranno ancora. Ne sono sempre nati. Ciò che è certo, è che l’Estremo Conflitto fu disfatta totale. Totale per la generazione che lo ha combattuto, per i milioni di morti, i milioni di sopravvissuti e avviliti, per la nostra generazione, per quella dopo di noi. Catastrofi seguiranno fra qualche decennio, anarchia e rovine per altri decenni, crollo di ogni istituto civile. Ma qualcuno ci sarà. A raccogliere, ad aprire lo zaino…

Nella cornice del Forte Macé di La Spezia, antica struttura fortilizia restaurata dalla famiglia Arfanotti, si è svolta la tradizionale cena estiva organizzata dal nostro vice presidente Carlo Alberto Biggini, che ha visto la partecipazione di molti rappresentanti del mondo dell’imprenditoria e sostenitori dell’Istituto Biggini.

Si tratta del 13° apputamento, quest’anno dedicato al primo anno di vita del piccolo Leonardo Biggini.

Tra le novità di quest’anno, da registrare l’impegno della galleria d’arte Sikrea di Giuliano Pighi, che ha consentito l’esposizione delle opere dei pittori Rubiero, Gatti e Fiocco.

quadrorubiero

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E di Marco Rubiero è il bellissimo ritratto del Prof. Carlo Alberto Biggini, rettore Magnifico dell’Università di Pisa. Di seguito, una presentazione del lavoro di Rubiero da parte di Marco Baruzzo: <<Solo chi possiede un’estrema padronanza del disegno e del ritratto “dal vero”, può permettersi il lusso di trasferire all’ossevatore il dubbio che quello che sta visionando non siano foto di nudi femminili ma disegni , opere d’arte garbate sensibili e cromaticamente equilibrate che mai scadono nel cattivo gusto molto diffuso ai giorn nostri. L’artista, munito di una capacità fuori dal comune di riprodurre le forme del corpo umano, ci fa gustare la visione quasi ancestrale, di una donna talmente bella e perfetta da essere inarrivabile al mondo comune. Noi umani , possiamo solo ammirare estasiati queste “semidee”, queste muse ispiratrici che da sempre hanno condizionato la produzione artistica. Sì, perché la donna rappresentanella sua perfezione corporea e nella bellezza sensuale che essa emana, una delle forme massime nella quale il Bello assoluto si manifesta al mondo sensibile.
Ammirando “aspettando l’alba, come non pensare alla famosa “Alba” di Michelangelo, facente parte del ciclo di sculture per le cappelle Medicee Fiorentine.
E che dire della serie di opere da “La danza” a “Promise”, da “Love me” a “Introspezione”. Sembrano lavori eseguiti con tecnica rinascimentale, a biacca su carta, tale è il potente istintivo rimando alla classicità. Ed invece tale effetto viene ottenuto con tecniche contemporanee e sperimentali, intrise di fondi trattati a gesso, stucco, stoffa e quant’altro, nei quali con tecniche miste vengono poi adagiati i corpi perfettamente in posa, come se ritratti da modelle vere…
E poi con una violenta sterzata, ma senza contraddirsi o rinnegarsi, l’artista con analoghe tecniche, ci stupisce e catapulta nella visione della Donna moderna, inglobata nella frenetica ebbrezza del mondo contemporaneo, come in “Red shoes” o in “Una domenica pomeriggio”. E che dire poi dello sfrenato romanticismo che trasuda palpabile da lavori come “Bonjour Paris” o “Volo libero” o dalla mervigliosa resa cromatica di “Suono per me” opera nella quale ci pare di udire quell’accennato luminoso accordo in LA maggiore, che aggiunge immagine e che ci fa gustare la delicatezza estrema con la quale quella vestaglia rosa accarezza ed incornicia soavemente la bellezza che si manifesta, quasi accecante, ai nostri occhi. E, per finire, come non gustare l’eleganza di un erotismo dolce e raffinato come in “Nel vento” o in “Danae” o in “Vanitas”.
Nulla in questa serie di opere è volgare. E’ tutto provocatoriamente bello, pulito, forse per rammentarci che la sessualità non è ricerca di piacere fine a se stesso, ma scambio energetico grazie alla quale due vite si incontrano e si fondono abbandonandosi l’una nell’altra. E’ la visione di un mondo al femminile che forse manca nella volgarità quotidiana dalla quale siamo assaliti con violenta

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insistenza.
Come non ci risulta più spontaneo fermarci un attimo per osservare un’alba, un tramonto, o per gustare la perfezione di un semplice fiore di campo, così non sappiamo più cosa sia la dolcezza di uno sguardo o il calore di una carezza, come, per finire, non conosciamo più l’arte dell’ascolto, prima vera forma di amore universale.
Le donne di Rubiero ci ricordano che il bello si può manifestare quotidianamente ai nostri occhi quando meno ce lo aspettiamo: forse siamo noi che non siamo più in grado di coglierlo. Questo è il compito dell’artista vero: risvegliare le coscienze altrui addormentate in un sonno soporifero intriso di inutili futilità.
E Marco Rubiero è un vero artista.>>

L’evento è stato ripreso anche dai quotidiani locali, di cui è possibile visionare l’articolo

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Non è più tempo di analisi parziali.
L’avvenire di ciascuna nazione è strettamente legato ai nuovi assetti geopolitici e geoeconomici mondiali
La questione greca ha reso ancor più evidenti le problematiche esistenziali che riguardano l’Unione Europea e l’avvenire degli oltre 500 mila abitanti del “vecchio continente”. Qualsiasi problema di politica estera come di politica interna, di politica sociale, economica e, oggi in particolare, di politica monetaria non può essere affrontato e risolto se non avendo una precisa visione geopolitico-economica del mondo.
L’analisi deve partire da alcune grandi costanti storiche e da riflessioni che, tenendo conto di esse, tengano presenti due elementi incontrovertibili: Primo, l’accelerato progresso scientifico e tecnico che ha creato consapevolezze diffuse e grandi interrogativi nella coscienza di ciascuno; secondo, l’aumento demografico mondiale e la possibilità di veloci spostamenti di grandi masse di popolazione che hanno determinato problemi organizzativi di dimensioni mondiali.
Il CESI, tramite il suo bollettino, affronta questi problemi effettuando analisi di ampio respiro. E ciò tenendo presente la contemporanea esigenza di ragionare in termini globali e di avere costante attenzione per l’avvenire delle prossime generazioni che inevitabilmente si costruisce anzitutto all’interno delle singole nazioni (g.r.).

SOMMARIO
- L’attacco al “cuore della Terra”. Teoria geopolitica e strategie di lunga durata di Massimo Scalfati

- IX Edizione del rapporto “Generare Classe dirigente”. L’avvenire dei giovani una necessità nazionale di Mario Bozzi Sentieri

-RUBRICHE. “La Biblioteca”. I libri scritti da soci del CESI. “Pubblicazioni del Cesi”.

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Vogliamo un’Europa veramente unita e protagonista di civiltà
Di Franco Cardini si può dire di tutto, ma non che le sue analisi non abbiano il respiro della profondità e il coraggio dell’anticonformismo politicamente scorretto. Quante giaculatorie abbiamo ascoltato in favore di questa Europa e quanti “crucifige” nei confronti di coloro che denunciavano gli evidenti crimini commessi nei confronti di chi non vuole assoggettarsi ai sacri principi dell’“Austerità”.
Quei postulati che, oramai è evidente ai più in buonafede, stanno precipitando i popoli europei sul piano inclinato del disastro non solo economico, ma politico e culturale. Deprimere i popoli per seguire gli indirizzi della Bundesbank significa uccidere ogni nobile aspirazione che l’uomo ha, di migliorare se stesso e di contribuire alla crescita della propria comunità. E allora, con Cardini, affermiamo che denunciare l’indicazione della strada dell’abbattimento di questa Europa soltanto monetaria, non significa essere antieuropeisti, ma seguire, per esempio, gli insegnamenti di Filippo Anfuso, che teorizzando l’”Europa Nazione”, non voleva certamente una accozzaglia di mercanti (dove il più forte la fa da padrone magari approfittando della cancellazione del suo debito bellico e post-bellico), ma una unione di popoli che ambivano, nel rispetto delle loro tradizioni e della loro cultura, a diffondere superiori linee di civiltà nel mondo, come detta la storia dell’Europa.
Un grande pensatore affermava «quando gli altri ancora scorrazzavano per le praterie, in Europa si costruivano le cattedrali». Questa Europa, costretta tra il terrore dell’estremismo islamico (tollerato quando non armato anche da certi soliti ambienti finanziari internazionali) e la minaccia del pauperismo senza prospettive deve essere abbattuta per poi rinascere. Chi balbetta sulla appartenenza politica variegata di chi si oppone a questa Europa, è al servizio dei poteri forti che vogliono mantenere lo status-quo per rafforzarlo a danno dei cittadini europei. Ben venga quindi, chi ha il coraggio di intraprendere un percorso non delimitato da vecchi steccati.
Già Giuseppe Giusti affermava: «ricerchiamo quello che ci unisce e respingiamo ciò che ci divide». Chi, scimmiottescamente, vuole dividere i pensionati greci dai pensionati degli altri Paesi, dimentica che i soldi prestati alla Grecia sono stati immediatamente riscossi dalle banche tedesche e francesi (anche, in parte, italiane), le quali hanno speculato sull’infame meccanismo dello spread, comprando titoli greci con interessi del 15% e creando quindi la falla che oggi si intende far pagare ai cittadini greci. Cittadini costretti alla ribellione come dimostrano i risultati del referendum del 5 luglio.
Cogliamo questa occasione: non si può costruire tra le rovine! Riappropriamoci della nostra cultura e della nostra storia e, dopo aver abbattuto l’infame sistema della finanziarizzazione, mettiamoci a fianco, se non alla testa, di tutti coloro che vogliono riportare un’Europa delle “Nazioni senza confini”, ad essere protagonista ed ispiratrice di Civiltà.
Giancarlo Gabbianelli

SOMMARIO

- Illuminanti riflessioni a posteriori su giudizi e su indirizzi. La questione greca e l’Europa germanocentrica. Corrispondenza tra Nazzareno Mollicone e Maurizio Belpietro

- RUBRICHE. “Documentazione”: Seduta della CdD 25/6/2015. Sintesi delle Mozioni sulle sanzioni contro la Russia a cura di Nazzareno Mollicone. “Lettere al Sestante”. L’Unione Europea perché? di Michele Puccinelli e risposta del Presidente O., G. Rasi. “I Libri del Sestante”. Rassegna di novità librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri. “La Biblioteca”. I libri scritti da soci del CESI. “Le pubblicazioni del Cesi”.

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da Campomarzio 19

Il 20 Luglio 1925-III Anno dell’Era Fascista, il Capo del Governo Benito Mussolini firmava nella straordinaria cornice del Forte Sangallo di Nettuno (Roma) le cosiddette Convenzioni di Nettuno, un accordo tra Regno d’Italia e Regno Serbo-Croato-Sloveno sulle questioni ancora pendenti relative ai rapporti tra i due Stati. Le Convenzioni di Nettuno furono la chiusura di un lungo contenzioso iniziato nell’Autunno 1918 tra l’Italia e il costituendo Regno SHS, lo Stato successore dell’Impero Austro-Ungarico nell’Adriatico Nord-Orientale, e rappresentarono il primo successo internazionale della nostra Nazione dopo la fine del Primo conflitto mondiale.

Con la vittoria nella Grande Guerra (1915-1918), il Regno d’Italia si apprestava a coronare il suo progetto di Grande Nazione – garantitogli dal Patto di Londra del 1915 – attraverso il raggiungimento dei suoi confini naturali (il Brennero e Monte Nevoso), acquisendo una regione storica italiana (la Dalmazia centrale), ponendo sotto il suo “controllo” l’Albania e trasformando l’intero Mar Adriatico in un lago italiano. Tuttavia, subito dopo la Vittoria, gli alleati franco-britannici e, ancora di più, l’associato statunitense posero il veto sulle rivendicazioni italiane. Fu un duro colpo per l’Italia, già in preda ad un caos sociale e politico scatenato dai socialisti che volevano trasformare la nostra Nazione in uno Stato bolscevico attraverso una rivoluzione bagnata dal sangue dei “borghesi” e di tutti coloro che si opponevano al sorgere del Sol dell’Avvenire. In questo scenario crepuscolare, l’Italia dovette abbandonare ogni pretesa sull’Albania e sulla Dalmazia centrale, ripiegando in una disperata difesa del confine al Monte Nevoso che, però, escludeva la città italiana di Fiume (non rivendicata in precedenza per la pochezza dei nostri governanti). E proprio Fiume divenne, in poco tempo, un simbolo di fede, il simbolo della Vittoria Mutilata, della Patria tradita. Il 12 Settembre 1919, il Comandante Gabriele d’Annunzio occupava la “città olocausta” nella speranza di “donarla” alla Patria. Tuttavia, il Governo italiano – impantanatosi in una crisi politico-sociale senza precedenti – lasciò cadere le offerte e, dopo aver arginato la protesta nazionalista, pose fine militarmente alla “rivoluzione dannunziana”. Il Trattato di Rapallo del Novembre 1920, riuscì a salvare il confine al Monte Nevoso e strappò Fiume alle mire imperialiste dello iugoslavismo trasformandola in uno “Stato libero”. Una situazione che, però, lasciò il segno: quello della sconfitta, della Vittoria Mutilata. Su questo humus sorse il fascismo, un movimento di sinistra nazionale, che – facendosi alfiere dei valori della Grande Guerra e della lotta alla sovversione social-comunista – si trasformò da piccola fazione in un vero e proprio movimento di massa.

Dopo l’ascesa al Governo di Benito Mussolini, Fiume tornò al centro del dibattito internazionale. Il 27 Gennaio 1924, incredibilmente, si riusciva nell’impresa e con il Trattato di Roma la “città olocausta” venne annessa alla Madre Patria. Il Trattato di Roma sarà, come abbiamo detto, perfezionato e chiuso in tutte le sue parti con la firma delle Convenzioni di Nettuno, che sollevarono nel Regno Serbo-Croato-Sloveno le proteste dei circoli iugoslavisti (tanto è vero che l’accordo venne ratificato solo nel 1928).

A novant’anni dallo storico trattato, nessuna manifestazione è prevista sul territorio di Nettuno, così come oggi nulla ricorda che il Forte Sangallo è stato teatro di un’importante convenzione internazionale che difese gli interessi dell’Italia minacciati dall’imperialismo anglo-francese e iugoslavista. Manca a tutt’oggi uno studio specifico su questo trattato e solo il Comitato Nettunese Pro Gabriele d’Annunzio presieduto dal Prof. Alberto Sulpizi ha creduto opportuno tornare sull’argomento, lasciando sul Monumento ai Caduti per la Patria di Piazza Cesare Battisti tre rose rosse, ognuna a simboleggiare tre città italiane irredente, strappate alla Nazione italiana dopo la Seconda Guerra Mondiale: Pola, Fiume e Zara.

A novant’anni da quello storico successo è doveroso tornare su tale evento, soprattutto per ricordare a coloro “a cui piace dimenticare” che a Trieste la Repubblica finisce, ma l’Italia continua.

Pietro Cappellari

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